La prevenzione in ambito odontostomatologico è di fondamentale importanza: ovvero la conoscenza di tutte quelle attenzioni ed accortezze, oltre che delle buone abitudini di igiene orale, che aiutano a mantenere in salute i denti ed il cavo orale.
Riteniamo, nel nostro studio dentistico, che l'informazione del paziente sia la base per l'istituzione di un corretto e solido rapporto di fiducia fra la figura del medico e quella del paziente stesso. Un paziente informato è più sicuro dei trattamenti che gli vengono offerti e ai quali si sottopone, e sarà sicuramente più soddisfatto del risultato.
Passa nel nostro studio, saremo lieti di rispondere ad ogni tuo quesito !
L'igiene dentale è quell'insieme di pratiche, che permette una corretta e costante rimozione della placca batterica dalla superficie dentale, allo scopo di evitare principalmente l’infiammazione gengivale, causata dai batteri presenti nella placca, che si deposita e accumula sui denti e nel cavo orale, e secondariamente la carie dentale.
La quotidiana pulizia domiciliare dei denti non basta infatti a eliminare in profondità la placca e i batteri che si formano sulla superficie dentale, soprattutto sui lati interni e più nascosti dei denti. Per questo è necessario sottoporsi alle sedute di igiene dentale professionale, che consistono in un’accurata ed approfondita eliminazione di ogni residuo di placca e tartaro dalla superficie dei nostri denti: la detartrasi.
Durante la seduta di igiene professionale si effettua la rimozione del tartaro sotto e sopragengivale con metodo manuale ed a ultrasuoni, e successivamente si completa la pulizia dei denti con la lucidatura delle superfici dentali. La detartrasi sottogengivale è fondamentale per la rimozione dei residui più sedimentati di placca e tartaro e per la conseguente prevenzione delle pericolose malattie parodontali. Una mancata o scorretta igiene dentale causa l’insorgenza delle patologie parodontali, spesso sottovalutate e invece particolarmente pericolose per la salute delle gengive, fino a comportare, nei peggiori casi, una tale retrazione del tessuto gengivale e degli altri tessuti parodontali da causare la vera e propria perdita degli elementi dentali.
.L’assenza di un’adeguata igiene dentale rischia quindi di indebolire gravemente la salute del cavo orale, infiammando e gonfiando il tessuto gengivale, fino a comprometterlo in modo irreversibile.
L’igiene dentale è una pratica della quale abbiamo bisogno tutti, a tutte le età, quotidianamente e più volte al giorno, dopo ogni pasto, a livello domestico.
La seduta di igiene orale professionale è invece una profilassi cui sottoporsi con regolarità costante, ma a intervalli di tempo variabile, a seconda delle specifiche condizioni di salute del paziente, date dalla qualità e dall’efficienza della pulizia dei denti domestica, dalla predisposizione genetica e dalla personale conformazione dei denti.
La prevenzione è uno strumento molto utile per chi voglia prevenire patologie parodontali, conservare con la massima cura la salute del cavo orale, monitorandone lo stato batterico, e per chi ha o presume di avere in famiglia casi di predisposizione alle malattie gengivali.
La carie dentale è una delle patologie più diffuse al mondo: si stima che colpisca, almeno una volta nella vita, circa il 90% della popolazione mondiale. Si tratta di un'infezione che presenta un'origine multifattoriale. Il processo infettivo è causato da fattori esogeni (deposito di placca, alimentazione scorretta, tabagismo) ed endogeni (riduzione della saliva, struttura dei denti). Alcuni fattori possono predisporre allo sviluppo di carie, tra i più degni di nota, si annoverano: età infantile/puberale, sesso femminile, etnia caucasica e scarsa igiene orale.
Nei primi stadi, la carie è asintomatica. Quando i batteri si spingono in profondità, il processo carioso dà origine a disturbi come dolore, alitosi ed ipersensibilità dentinale. La carie può non dare alcun segno precoce della sua presenza, oppure i sintomi sono tanto lievi da non indurre preoccupazione. Questo avviene soprattutto nei primi stadi, ma spesso anche di fronte alla completa distruzione del dente il paziente può non riferire alcun fastidio particolare e mostrarsi anzi sorpreso di quanto avvenuto senza dolore. Solo con il controllo periodico dal dentista – che va effettuato anche in assenza di dolore – è possibile verificarne la presenza fino dai primissimi stadi e intervenire con una terapia precoce e quindi limitata, minimizzando i danni e scongiurando dolori improvvisi e cure in regime di urgenza. Il dolore perciò, nel caso dei denti, non è un segnale di allerta affidabile e neanche un indice di gravità del danno: la soluzione è la visita periodica dal dentista.
Una carie non curata può andare incontro a complicanze, quali pulpite, ascesso dentale, granuloma dentale periapicale.
L'otturazione in materiale composito costituisce il trattamento d'elezione per la cura della carie. In caso di carie complicate associate a pulpiti o granulomi, è necessario ricorrere alla devitalizzazione dell'elemento dentario coinvolto. L'estrazione del dente è riservata ai casi di estrema gravità, non risanabili mediante gli interventi appena citati.
Fortunatamente, ci sono molte cose che puoi fare per prevenire la formazione della carie. Prova questa igiene orale quotidiana:
L’Endodonzia è la scienza medica, nell’ambito dell’Odontoiatria, che ha per oggetto i tessuti interni del dente, le patologie e i trattamenti correlati. Quando questi tessuti o i tessuti che circondano la radice dentale si ammalano o danneggiano a causa di carie o traumi, il trattamento endodontico permette di salvare il dente. (Fonte: American Association of Endodontist http://www.aae.org).
Il trattamento endodontico è un intervento odontoiatrico ambulatoriale che si rende necessario quando la polpa (il tessuto molle interno al dente) è infiammata o infetta per un danno provocato da una carie profonda, dall’esito di interventi sul dente, o da un trauma (grave ed improvviso o più leggero ma ripetuto) che ha provocato frattura o scheggiatura o incrinatura profonda.
La polpa dentaria, contenuta all’interno dei denti, popolarmente nota come nervo del dente, è in realtà un tessuto altamente specializzato costituito da arterie, vene, terminazioni nervose e cellule connettivali. Nell’età dello sviluppo questo tessuto ha la funzione di formare la struttura portante calcificata del dente (dentina); nell’adulto, ad accrescimento completato, la polpa – ormai assottigliata – resta confinata nella camera pulpare e nei canali radicolari, con funzioni residuali di sensibilità al freddo e idratazione della dentina.
A perturbare lo stato di salute pulpare possono intervenire varie situazioni patologiche, la più frequente delle quali è di gran lunga la carie dentaria, ossia la decalcificazione e distruzione progressiva dei tessuti duri del dente per l’azione di microrganismi presenti nella placca batterica. Se non si interviene tempestivamente la cavità prodotta dalla carie si ingrandisce e approfondisce ed estende finché la polpa viene raggiunta dai batteri con trasformazioni irreversibili, dovute all’infezione. Quando si arriva a questo stadio la cura che consente di mantenere il dente evitando l’estrazione è la terapia endodontica, o cura canalare o anche più impropriamente devitalizzazione. In generale l’Endodonzia mira a conservare i denti che hanno ricevuto un danno grave della loro struttura che ha portato all’infezione e alla necrosi della polpa, con ripercussioni acute o croniche dei tessuti circostanti, più o meno dolorose. La moderna Endodonzia si avvale di strumenti sofisticati per la diagnosi e la terapia, quali i biomateriali innovativi e la strumentazione in leghe speciali.
L’eccessiva sensibilità al freddo è un sintomo da tenere in considerazione, ma non è un indice univoco della presenza di una carie. Può essere causata anche dalla scopertura a livello dei colletti (la parte dei denti prossima alla gengiva) per malattia parodontale, per abrasione da spazzolino da denti usato in maniera scorretta, oppure per una particolare acidità del cavo orale (erosione da eccessiva assunzione di cibi acidi come agrumi o aceto, o ancora per situazioni patologiche quali il reflusso gastroesofageo). Anche il digrignamento (bruxismo), o incrinature/fratture possono dar luogo a ipersensibilità al freddo.
Oltretutto il segno del dolore al freddo o anche ai cibi dolci o salati è completamente assente nei denti già trattati endodonticamente. E’ la polpa la parte sensibile e se è in necrosi, o è stata asportata per una pregressa terapia canalare, questo sintomo viene a mancare. Da notare a questo proposito che la carie attacca indifferentemente e con la stessa intensità sia denti sani, sia denti precedentemente curati o devitalizzati.
Escluse le situazioni elencate sopra, quando la sintomatologia caldo, freddo, dolce, salato è accompagnata da un dolore più o meno localizzato che perdura per un certo tempo successivamente allo stimolo, questo rappresenta un segno evidente della presenza di una carie già allo stato avanzato. Il danno si estende in rapida progressione e se non intercettato in tempo porta inevitabilmente a fenomeni dolorosi di pulpite (infiammazione acuta) e necrosi (morte cellulare) della polpa del dente stesso. La cura in questa fase tardiva non è più la rimozione della parte cariata e un’otturazione più o meno estesa, ma è necessario il trattamento endodontico.
Il trattamento endodontico consiste nella rimozione della polpa (nervo dentale) infiammata e infetta, presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici, e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente utilizzando un materiale chiamato guttaperca ed un cemento canalare, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari.
Il risultato è che il dente non sarà più un serbatoio infettivo e, dopo un’adeguata ricostruzione della corona, potrà continuare a svolgere le stesse funzioni di un dente integro. La percentuale di successo di una cura canalare corretta è, in condizioni normali, elevatissima. La percentuale diminuisce nei casi di ritrattamento endodontico, quando cioè è necessario ripetere la procedura per un insuccesso precedente (errori d’esecuzione, complessità anatomiche, difficoltà obiettive).
Il trattamento endodontico è ormai veloce anche per i molari, grazie alle nuove tecniche e alle moderne apparecchiature a disposizione.
Le fasi operative sono le seguenti:
Durante il trattamento endodontico il dolore è sotto controllo grazie all’anestesia locale. Un indolenzimento, che può essere soggettivamente più o meno fastidioso, può essere presente dopo la terapia, ma è facilmente controllabile con un comune analgesico. Raramente, in radici particolarmente infette, può svilupparsi un ascesso con dolore e gonfiore a causa del passaggio di batteri nell’osso che circonda le radici. L’insorgenza di queste complicanze non pregiudica necessariamente il successo del trattamento in corso.
La pedodonzia è l’Odontoiatria pediatrica e si rivolge ai bambini in età evolutiva, dalla nascita fino all’adolescenza. È importante infatti curare la salute orale fini dai primi anni di vita, per favorire uno sviluppo ottimale dei denti, nella corretta posizione, e prevenire la formazione di carie, che possono interessare anche i denti da latte.
La prima visita dal pedodonzista è consigliabile già a partire dai 6 mesi, periodo in cui iniziano a spuntare i denti da latte. Nei bambini così piccoli i sintomi sono salivazione abbondante, arrossamento e rigonfiamento delle gengive, inappetenza e bisogno di mordere. Tutte manifestazioni che preludono proprio all’eruzione dei primi dentini. Un ritardo eccessivo nella loro comparsa potrebbe, invece, in casi rari, derivare dalla mancanza congenita di dentizione (agenesia). Situazione verificabile solo con una radiografia e un attento esame da parte dello specialista.
I piccoli pazienti svolgono la visita accompagnati dai genitori in modo da condividere con loro alcune informazioni e indicazioni utili riguardanti ad esempio la corretta alimentazione e l’igiene orale del bambino, l’uso di ciuccio e biberon, la somministrazione del fluoro, ecc.
Per igiene orale si intende la rimozione della placca e dei residui alimentari con lo spazzolino. L’operazione dovrebbe avvenire dopo ogni assunzione di cibo. I bambini molto piccoli non sono in grado di provvedere da soli, quindi sono i genitori a dover eseguire la pulizia tramite una garza imbevuta d’acqua. Dai 2 ai 3 anni è possibile iniziare a utilizzare lo spazzolino con dentifricio ad hoc che non contiene abrasivi. Dai 6 anni il bimbo può diventare autonomo, ma deve essere sempre sorvegliato dai genitori affinché la pulizia avvenga nel modo corretto.
È molto importante la scelta dello spazzolino, che deve essere di dimensioni adeguate, con manico dritto, testina piccola, setole artificiali con punte arrotondate e durezza media. È fondamentale anche insegnare ai bimbi la corretta tecnica di spazzolamento, per asportare la maggior parte di placca possibile, con un movimento che deve partire dal braccio e non dal polso per avere un maggiore controllo sia sui denti anteriori sia su quelli posteriori. Per divertire i bambini, e allo stesso tempo verificare se la pulizia viene effettuata correttamente, si possono utilizzare le pastiglie rivelatrici di placca che la colorano di rosso e quindi indicano dove c’è maggior bisogno di pulizia.
Si pensa erroneamente che i denti da latte non richiedano cure e controlli e che, una volta caduti, anche se cariati o rovinati, non si presentino problemi per i denti definitivi. Al contrario, i denti da latte sono molto importanti per:
I trattamenti più svolti sono infatti di natura preventiva e sono la fluoroprofilassi e la sigillatura dei solchi dentari. La fluoroprofilassi prevede l’applicazione professionale di fluoro sui denti che, andando a rafforzare lo smalto e rendendolo più resistente alle sostanze che possono intaccarlo, permette di prevenire la formazione della carie. La fluoroprofilassi è dunque un'importante forma di prevenzione attraverso un minerale che protegge lo smalto dalla placca batterica. Il fluoro previene la formazione di cavità cariose favorendo la remineralizzazione dello smalto.
Anche nel caso della sigillatura dei solchi si tratta di una tecnica di prevenzione della carie che però consiste nel rendere inaccessibili le superfici dentarie all’impianto dei batteri che sono i responsabili dell’insorgere della patologia. Per fare ciò si procede alla chiusura delle irregolarità dello smalto presenti principalmente nella parte superiore dei molari.
La cosa più importante in pedodonzia è non traumatizzare i bambini: per conquistare la loro attenzione e fiducia bisogna entrare in sintonia con loro !
L'ortognatodonzia è quella branca dell'odontoiatria che si occupa di prevenzione e trattamento delle malposizioni dei denti e dei mascellari ("Orto" = dritto; "gnato" = ossa mascellari; "donzia" = denti).
Gli obiettivi dell'ortognatodonzia sono:
Le cause delle malocclusioni sono molteplici, alcune sono ereditarie: l'affollamento dentario, i diastemi interdentali (cioè presenza di spazio tra i denti), denti soprannumerari (in più rispetto al numero giusto), agenesie (mancanza di uno o più elementi dentali), prognatismo (mascellare superiore ipersviluppato), progenismo (mandibola ipersviluppata). Altre sono ambientali: succhiamento del pollice e/o del ciuccio oltre i 4 anni, deglutizione infantile con interposizione dei denti, respirazione orale, tonsille adenoidi ipertrofiche, deviazione del setto nasale, allergie, perdita precoce dei denti decidui o permanenti.
È consigliabile effettuare una visita dallo specialista in ortognatodonzia dai 3 ai 6 anni per intercettare ed eliminare precocemente eventuali disarmonie dentali e/o scheletriche. La terapia precoce e intercettiva previene l'instaurarsi delle malocclusioni.
Successivamente si provvederà, dove fosse necessario, ad una terapia ortodontica più tardiva (dopo i 12 anni) con multibandaggio per allineare i denti, migliorando l'estetica e raggiungendo una buona funzione masticatoria ed un'armonia di tutto l'apparato stomatognatico.
In alternativa sono disponibili anche i dispositivi di allineamento invisibili.
Importante in ortognatodonzia è effettuare una diagnosi corretta basata non solo su un'evidenza clinica ma anche su una lettura attenta di una ortopantomografia (radiografia panoramica), di una teleradiografia latero-laterale del cranio, di una radiografia della mano (indice carpale in fase di crescita) e di una radiografia postero-anteriore in caso di asimmetrie.
Indispensabile è la lettura e del tracciato cefalometrico, che viene effettuata con dei programmi appositi. Analizzando il tracciato cefalometrico (da farsi obbligatoriamente prima di effettuare qualsiasi tipo di terapia), si determina e si completa la diagnosi iniziata con l'anamnesi (insieme di dati relativi al paziente), con la visione clinica del paziente in toto e con l'analisi della panoramica. Potremo sapere così con certezza se il nostro paziente è una prima, seconda, terza classe scheletrica sul piano sagittale, se è un normo, deep o open bite scheletrico sul piano verticale, se ha una mandibola piccola, se ha un mascellare stretto, come sarà la sua evoluzione nel tempo e tante informazioni indispensabili per formulare una diagnosi e, se necessaria, un'eventuale terapia.
Senza un quadro esaustivo dei dati sarebbe controproducente iniziare una terapia con qualsiasi tipo di apparecchio. La cosa più importante dunque è conoscere la diagnosi, cioè sapere quale tipo di malformazione ha il paziente.
Sul piano sagittale:
Importante è anche l'analisi sul piano verticale per determinare se il nostro paziente (bambino o adulto che sia) è un:
La Gnatologia è una branca piuttosto recente dell’odontoiatria che studia la fisiologia, la patologia e le funzioni della mandibola (masticazione, deglutizione, fonatoria, posturale) e quindi, studia i rapporti tra i mascellari, i denti, le due articolazioni temporo-mandibolari, i muscoli che muovono i mascellari e il sistema nervoso che comanda quei muscoli, compresa la lingua.
Lo Gnatologia si occupa dello studio e della cura delle patologie a carico delle articolazioni temporo-mandibolari (che permettono l'apertura della bocca) e di tutti gli organi ad esso connesse.
Si occupa quindi di diverse problematiche mediche tra cui: difficoltà di apertura e chiusura della bocca, dolori al viso ed al collo, mal di testa da occlusione e quindi non diversamente spiegabili, bruxismo, incoordinazione della mandibola, vertigini o senso di instabilità, mal di schiena, morso profondo o morso aperto, acufeni, dolori alla mascella, problemi posturali, blocco della mandibola, disordini o disturbi di qualsiasi genere nell’ambito dell’apertura o chiusura della bocca.
La visita gnatologica consiste in una diagnosi approfondita di vari aspetti clinici del paziente con uno studio di tutta la storia clinica del paziente, tramite il quale si riescono ad individuare le problematiche sorte nel tempo in oridne cronologico e, di conseguenza, a tracciare un corretto quadro clinico. Il fine della visita gnatologica è quello di capire se i disturbi accusati dal paziente sono relazionati alla malocclusione e ad individuare rapporto di funzionamento tra mandibola e cranio, oltre alle problematiche correlate.
Nella prima fase della visita potrebbe essere necessario effettuare esami strumentali o diagnostici per completare il quadro clinico, come ad esempio la Risonanza Magnetica, la kinesiografia mandibolare o la radiografia panoramica.
Le patologie trattate dalla Gnatologia sono numerose, le principali sono:
La terapia si avvale principalmente di un dispositivo chiamato bite. Bite, vuole dire in inglese "morso" e sta a significare genericamente qualunque cosa mettiamo fra i denti.
Esistono decine e decine di tipologie diverse di questi apparecchi, da quelli preconfezionati a quelli individuali. Ognuno ha la sua specificità e le sue indicazioni. Altri termini, quasi sinonimi, possono essere splint, ortotico, placca, bite plane, michigan, hawley, jig, ferula, mouth guard ecc.
Fondamentalmente, però, a parte poche situazioni davvero complesse e sfortunate, ci si avvale di due tipologie diverse e ben determinate di apparecchi, indicate per terapie e patologie diverse. Esistono apparecchi preconfezionati, utilizzabili solo in presenza di dentatura anche nelle zone posteriori che permettono una diagnosi oggettiva in poco tempo ma che hanno una durata limitata a poche settimane e apparecchi costruiti su misura finalizzati ad una terapia a lunga durata. Diciamo comunque che i bite, proprio per il nome che portano, servono a modificare il combaciamento fra arcata dentaria mascellare e mandibolare, allo scopo di ritrovare una posizione perduta o per ricreare una possibilità di guarigione o di ricondizionamento neuro-muscolare ed articolare. Servono inoltre per ristabilire schemi posturali perduti e quindi tutto ciò che può essere ad essi correlati: cefalee, mal di schiena, dolori cervicali, torcicolli, formicolii alle estremità, appoggi plantari, efficienza muscolare negli sportivi, vertigini, acufeni, apnee e russamento notturni.
I bite che ridefiniscono una nuova occlusione, cioè che permettono di verificare nel tempo una nuova posizione di combaciamento che segua tutti i canoni della forma e funzione dentale, prendono il nome di ortotico. La loro valenza è doppia: danno una nuova stabilità al combaciamento favorendo la deglutizione e permettono la verifica della posizione scelta ai fini di eventuali terapie sostitutive future. L'impatto fonetico e visivo è veramente minimo, e salvo rare indicazioni è realizzato inferiormente per un maggior confort. I bite con superficie masticatoria pressochè liscia e che permettono lo svincolo dall'incastro fra denti superiori ed inferiori prendono comunemente il nome di bite-plane (morso piatto). Sono indicati in situazioni di forte serramento e bruxismo dentale ma non danno informazioni determinanti per una eventuale riabilitazione dentale del paziente.
Sono di norma più ingombranti e più indicati per un esclusivo uso notturno. Determinano, proprio per la loro forma, un forte rialzo della masticazione e una grande libertà di movimento della mandibola senza interferenze dentali nocive.
La Chirurgia Odontostomatologica, comunemente chiamata Chirurgia Orale, è una disciplina medica che si occupa di problematiche odontoiatriche per le quali è necessario un approccio chirurgico.
La chirurgia orale è una branca della chirurgia maxillo-facciale, che si occupa naturalmente del cavo orale. Le principali operazioni della chirurgia odontostomatologica sono:
Le nuove risorse tecnologiche a disposizione dei professionisti della dentizione, permettono alla chirurgia odontostomatologica risultati che fino a dieci anni fa erano del tutto impensabili. Uno dei più importanti traguardi raggiunti è sicuramente relativo alla terapia del dolore intra-operatorio e post-operatorio, che viene quasi del tutto azzerato grazie a nuovi farmaci, alcuni anche omeopatici.
Un altro importante aiuto tecnologico di cui si avvale la Chirurgia Orale è il laser. L’utilizzo del laser nella chirurgia orale segue tutti i requisiti di una chirurgia minimamente invasiva: incisione di piccola dimensione, minimo traumatismo dei tessuti trattati, possibilità di trattare anche aree molto piccole di tessuto, eliminazione o riduzione dell’uso dell’anestetico iniettato, assenza di sanguinamento e decontaminazione del sito chirurgico durante il trattamento.
Molti degli interventi inoltre sono eseguibili direttamente nello studio dentistico, per alcuni sarà necessario il day hospital (i pazienti verranno inviati in presidi ospedalieri specializzati per il caso).
Dimenticate allora la paura del dentista, ormai la maggior parte dei problemi sono risolvibili con pochissime sedute e in modo del tutto indolore.
Già dagli anni '60 alcuni Autori scientifici avevano intuito la possibilità di inserire protesi radicolari metalliche nel tessuto osseo, al fine di riabilitare spazi edentuli (ovvero, dove vi è la mancanza di uno o più denti naturali).
Ad oggi le protesi metalliche sono in titanio e prendono il nome di impianto dentale, il quale viene inserito nell'osso mascellare e mandibolare del paziente, e per questo deve osteointegrarsi (ovvero formare un tutt'uno con l'osso stesso), attraverso un percorso che richiede dei tempi biologici di guarigione (solitamente 3 mesi per l'osso mandibolare e 4/6 mesi per l'osso mascellare). Successivamente potrà essere protesizzato: ovvero attraverso un moncone, che si avvita direttamente nell'impianto, verrà inserita una corona in ceramica.
Gli studi di un Autore svedese, di nome Branemark, pubblicati negli anni '80 hanno dato inizio alla metodica implantare osteointegrata, dandole piena dignità fra le specializzazioni della chirurgia orale ed estendendola a beneficio di numerosi utilizzatori; lo stesso Branemark arrivava così a definire il concetto di osteointegrazione: "Si definisce osteointegrazione una connessione diretta, strutturale e funzionale tra un osso vitale e la superficie di un impianto sottoposto a carico. Il requisito fondamentale per stabilire una integrazione tissutale reale e durevole da parte di un materiale non biologico si basa sulla comprensione dettagliata della risposta dei tessuti duri e molli del sito ricevente, della preparazione chirurgica e della installazione della protesi.
Così per poter formulare una prognosi prevedibile per ogni unità di ancoraggio ed assicurare un periodo di funzione per diversi decenni."
Questa definizione rappresenta, apparentemente, la grande novità nella implantologia degli anni '80 ed è stata al centro di discussioni e polemiche.
Non vi è alcun dubbio, infatti, che la guarigione ossea, per poter garantire una stabilità nel tempo del manufatto implantare, deve avvenire a diretto contatto con il materiale inserito. Su questa questione la ricerca, svedese prima e internazionale, poi ha sgomberato il terreno da ogni ragionevole dubbio.
Ciò che risulta in modo inequivocabile da tutta la letteratura recente è che gli impianti si sono dimostrati, soprattutto seguendo la metodica "osteointegrata", una soluzione affidabile, valida e predicibile.
Alla luce di tutto questo, giova ricordare quali sono le condizioni che si sono rivelate indispensabili per ottenere risultati predicibili in osteointegrazione:
In ogni caso, un intervento implantologico deve portare al conseguimento dei seguenti risultati:
La gamma delle possibilità di ricorso all'implantologia è vastissima. Cerchiamo di schematizzare e riassumere.
1) Mancanza di un singolo dente o di più elementi dentali: può essere per agenesia, per trauma, per patologia cariosa e/o parodontale. In tal caso si ricorre ad una metodica che, sebbene chirurgica, consente una terapia più conservativa rispetto alle classiche soluzioni protesiche..
2) Sella edentula mono o bilaterale (lunghi spazi dell'arcata dentaria privi di denti, da una parte o da entrambi le parti dell'osso mascellare e/o mandibolare): la terapia implantare si rivela una valida alternativa all'inserimento di protesi rimovibili, risolvendo al meglio il problema psicologico e funzionale del paziente, legato a tale tipo di protesi.
3) Edentulismo totale (mancanza totale di denti): in numerose situazioni, sia a causa di obiettive difficoltà anatomiche legate al riassorbimento dell'osso alveolare, sia per complessi meccanismi psicologici, la protesi totale non viene accettata; in particolar modo le difficoltà aumentano nelle arcate inferiori, a causa delle ridotte basi di appoggio disponibili. L'implantologia può fare molto in questi casi; quand'anche non fosse possibile risolvere il problema con una protesi fissa su impianti, sia per limiti anatomici, sia per difficoltà economiche, è comunque possibile ottenere validissimi risultati con pochi impianti posizionati nello spazio compreso tra i forami mentonieri (zona anteriore della mandibola), stabilizzando la protesi mobile con attacchi a bottone o a barre.
Fino all'inizio degli anni '90 si riteneva che i limiti dell'implantologia osteointegrata fossero fissati quasi esclusivamente dalla disponibilità di osso e dalla sua qualità. Successivamente, l'evolversi della tecnica chirurgica, ha permesso di ampliare le possibilità di applicazione attraverso interventi di chirurgia avanzata, quali, ad esempio:
Tutti tendenti all'aumento di disponibilità ossea attorno all'impianto, pur accettando, nel contempo, un aumento del rischio di insuccesso, che verrà sempre riferito al paziente e con lui discusso prima dell'inizio della terapia implantare.
La Parodontologia è la specialità medico odontoiatrica che si occupa della prevenzione, diagnosi e trattamento delle patologie che affliggono il parodonto, il quale è il sistema specializzato di tessuti duri e molli del cavo orale composto principalmente da quattro strutture: la gengiva, il legamento parodontale, il cemento radicolare e l'osso alveolare. Il parodonto ha il compito di supportare gli elementi dentari, contribuire al loro mantenimento in arcata, fungere da ammortizzatore delle forze che si sviluppano durante la masticazione e si scaricano dai denti alle mascelle, consentendo così da un lato la protezione per gli elementi dentari e dall'altro a mascella e mandibola di muoversi in armonia.
Le patologie che affliggono il parodonto vengono definite nel complesso malattia parodontale, e comprendono una vasta gamma di manifestazioni, correlate alla gravità delle lesioni che procurano, variando dalla gengivite lieve alla parodontite severa. Si tratta di una patologia infiammatoria, causata da un accumulo di placca batterica sulla superficie degli elementi dentari. Sono presenti numerosi fattori di rischio e di modificazione, ovvero fattori che aumentano la probabilità di contrarre la malattia o di andare incontro ad un suo peggioramento; oltre ai già citati fattori batterici, che rappresentano la conditio sine qua non per l'insorgenza e la progressione della malattia parodontale, esistono fattori legati al paziente, come l'età, l'origine etnica, malattie sistemiche, fumo, stress, assunzione di farmaci, nutrizione, alterazione o riduzione nella produzione della saliva, traumi meccanici o chimici/termici, le parafunzioni.
Gli obiettivi principali della terapia della malattia parodontale sono: eliminare la placca batterica ed il tartaro, sopra e sottogengivali, ed i fattori di rischio correlati alla malattia, arrestare la progressione della stessa e prevenirne le riacutizzazioni, ottenere uno stato di comfort, salute, estetica e funzione dell'apparato masticatorio.
Inoltre è interessante notare come sotto molti aspetti il cavo orale può essere visto come lo specchio delle condizioni generali di salute del proprio corpo. In particolare, lo stato del parodonto può dirci molto di più di quanto stia succedendo alle nostre gengive: nonostante la parodontite sia sempre causata da un accumulo di placca sulla superficie degli elementi dentari, le malattie che colpiscono il resto del corpo (conosciute come malattie sistemiche) possono andare a colpire anch'esse il sistema di supporto dentario. Inoltre, alcune patologie sistemiche si manifestano nel cavo orale prima che in altre sedi, ed è in questo senso che la figura del parodontologo può essere la prima persona che rileva i segni di una malattia sistemica, come il Diabete Mellito o un disordine ematologico, quando ispeziona il cavo orale di un paziente.
Nel nostro studio si eseguono inoltre interventi di chirurgia parodontale volti all'estetica, come il trattamento delle recessioni gengivali, attraverso la tecnica dell'innesto gengivale, o la gengivectomia (per i casi in cui il tessuto gengivale ricopra eccessivamente la corona clinica del dente, ovvero la porzione visibile del dente).
Non esiste alcuna tecnica, che non sia chirurgica, in grado di ricoprire una recessione gengivale in modo stabile e duraturo nel tempo. Gli ultimi studi scientifici, dimostrano che i trattamenti delle recessioni gengivali associati ad innesti gengivali di connettivo (porzioni di tessuto prelevato dal palato) assicurano una ricopertura stabile oltre ai 5 anni, che tende addirittura dopo un anno a migliorare, dimostrandosi quindi una duratura ed efficace nel tempo.
La protesi dentale è un manufatto, realizzato da un Odontotecnico abilitato, sotto la prescrizione di un Medico Odontoiatra, utilizzato per rimpiazzare la dentatura originaria persa o compromessa per motivi funzionali e/o estetici.
Si definisce anche Protesi Dentaria la parte dell'Odontoiatria che si occupa della progettazione e costruzione di protesi rispettando i seguenti requisiti:
La Protesi Dentaria si divide sostanzialmente in due filoni principali: la protesi fissa e la protesi mobile.
La protesi fissa viene fissata agli elementi dentari pilastro attraverso la cementazione e non può essere rimossa dal paziente, si divide in:
Le faccette in ceramica integrale sono protesi per lo più utilizzate a scopo estetico, rappresentate da sottili lamine in ceramica che vengono cementate sulla superficie visibile (detta vestibolare) dei denti anteriori. I denti che accolgono una faccetta sono leggermente limati per far spazio alla ceramica. Tuttavia, la loro preparazione è estremamente conservativa e deve essere mantenuta a livello della porzione più superficiale del dente, lo smalto. Lo smalto consente un'adesione ottimale delle faccette al dente, dando un ottimo risultato estetico.
Gli intarsi sono protesi in ceramica da utilizzare nel momento in cui un elemento dentario è così compromesso dalla carie dentale da non poterlo ricostruire con un'otturazione in materiale composito.
Le corone sono protesi per denti singoli dei quali almeno la radice è conservata. Si ancorano o al dente opportunamente preparato (moncone) o, tramite perni endocanalari, alla radice. Le corone, come anche gli elementi di ponte, possono essere in metallo (dette corone in lega), in metallo-ceramica, o solo in ceramica.
Nei ponti l'elemento dentario estratto viene sostituito da una protesi che comprende anche gli elementi dentari adiacenti che vengono per questo ridotti a monconi e protesizzati anch'essi. L'elemento mancante assieme agli elementi pilastro (i monconi sui quali si appoggia) forma il ponte. Gli elementi pilastro devono avere un numero pari o superiore al numero delle radici pilastro degli elementi mancanti.
Nel caso della protesi su impianti la radice dell'elemento mancante viene sostituita da un impianto dentale in titanio e su questo viene avvitato l'elemento protesico. Con gli impianti è possibile sostituire denti singoli o realizzare ponti o strutture più estese che possono sostituire tutti gli elementi dell'intera arcata dentaria.
Con il termine protesi mobile si intendono tutte le protesi atte alla sostituzione di intere arcate o parti di essa. Sono definite mobili in quanto possono essere rimosse facilmente dal paziente durante l'arco della giornata.
Protesi mobili sono la protesi totale, la protesi parziale e la protesi scheletrata.
La protesi totale rientra tra i dispositivi afisiologici, in quanto i carichi masticatori vengono completamente scaricati sulla mucosa e sull'osso sottostante, perché denti residui o radici vengono a mancare (edentulia). Ha quindi il compito di ristabilire completamente le funzioni masticatorie.
Nell'esecuzione di questa protesi bisogna rispettare il profilo del viso (profilo facciale). Essa è meglio definita "mobile totale" in quanto risulta essere un dispositivo che il paziente stesso può (e deve) rimuovere e reinserire in qualsiasi momento della giornata.
È un dispositivo atto a sostituire intere arcate ormai edentule, costituito da una struttura di sostegno in resina acrilica. I denti utilizzati sono in resina acrilica o composita. Con i denti prodotti attualmente si ottengono ottimi risultati estetici: fondamentale è l'abilità dell'Odontotecnico che, in particolare per i denti frontali, riesce a conferire alla protesi un aspetto naturale che ben si adatti al viso e alle espressioni del paziente.
Inoltre, per aumentare la ritenzione della protesi totale è possibile, se la quantità di osso residuo è sufficiente, ricorrere alla chirurgia implantare. In tal caso verrebbero inseriti nella cresta ossea edentula degli impianti con funzione di ancoraggio (in genere per la tecnica overdentures con ritenzione sferica nell'arcata inferiore vengono inseriti 2 impianti nella zona dei canini).
